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Dislessia e D.S.A.

"Difficoltà e disturbi dell’apprendimento a confronto" di Bizzaro Marzia L. – Università di Pavia

Documento presentato al convegno di "Ricercare per fare" del 22 aprile 2010

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La categoria dei Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento viene convenzionalmente identificata con l’acronimo DSA.

Con il termine Disturbi evolutivi Specifici di Apprendimento ci si riferisce al soli disturbi delle abilità scolastiche, in particolare a:

  • DISLESSSIA (disturbo specifico della lettura);
  • DISORTOGRAFIA e DISGRAFIA (disturbi specifici della scrittura);
  • DISCALCULIA (disturbi specifici del calcolo).

La principale caratteristica dei definizione è quella della “specificita”, intesa come un disturbo che interessa uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. La velocità di decifrazione è considerata il “marker clinico” principale per la diagnosi, infatti il DSA si caratterizza generalmente per lentezza nell’elaborazione dello stimolo e per un ritmo lento di apprendimento. Per tale ragione il principale criterio per stabilire la diagnosi di DSA è quello della “discrepanza” tra abilità nel dominio specifico interessato (in rapporto alle attese per l’età e/o la classe frequentata) e l’intelligenza generale (adeguato per l’età cronologica).

Importante la distinzione fra difficoltà e disturbo di apprendimento, che può essere così sintetizzata:

Difficoltà di apprendimento

Disturbo di apprendimento

 

  • possono dipendere da fattori ambientali (culturali, sociali, educativi);
  • dipendono da deficit intellettivi, disordini affettivi, ecc;
  • hanno carattere pervasivo;
  • sono sensibili al trattamento.

 

  • non dipendono da fattori ambientale né da deficit intellettivo;
  • sono intrinseci al sistema cognitivo;
  • sono circoscritti a specifiche abilità;
  • sono resistenti al trattamento.

 

Altri fattori da tenere presenti per la definizione dei DSA sono:

    • il carattere evolutivo di questi disturbi;
    • la diversa espressività del disturbo nelle diverse fasi evolutive dell’abilità in questione;
    • la quasi costante associazione ad altri disturbi (comorbilità), che di conseguenza determina la marcate eterogeneità dei profili funzionali e di espressività con cui i DSA si manifestano e che comporta significative ricadute sull’indagine diagnostica;
    • il carattere neurobiologico delle anomalie processuali che caratterizzano i DSA;
    • il disturbo specifico deve comportare un impatto significativo e negativo per l’adattamento scolastico e/o per l’attività della vita quotidiana.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia) riguardano l’apprendimento delle abilità strumentali di base: lettura, scrittura e calcolo. Tali abilità vengono considerate acquisite solo quando possono essere utilizzate in modo automatico, cioè quando la loro esecuzione avviene rapidamente e in modo corretto. Si ritiene quindi che tale automatizzazione sia presente solo quando l’attivazione di queste abilità strumentali non richiede investimento cognitivo per elaborarne i rispettivi codici. Per esempio, durante la lettura silenziosa l’attenzione è indirizzata pressoché interamente alla comprensione del testo in quanto l’atto del leggere è sostenuto da un processo cognitivo di tipo automatico che possiede, fra le molte caratteristiche, quella di essere attivato a un livello preattentivo. Le due componenti della lettura, leggere e comprendere, poggiano quindi su processi cognitivi diversi: automatici per la lettura, centrali per la comprensione.

Il bambino dislessico impara quindi a leggere in tempi più lunghi rispetto ai pari età e la sua lettura risulta poco fluente, spesso caratterizzata da errori, incertezze, autocorrezioni.

Il bambino discalculico incontra difficoltà in una o più delle abilità necessarie per un’adeguata elarazione numerica e per l’esecuzione di calcoli. Una delle difficoltà più comuni riguarda il recupero dei fatti aritmetici moltiplicativi, in quanto molto spesso il bambino è costretto a ricorrere al conteggio con le dita o alla sequenza verbale dell’intera tabellina per riuscire a fornire la risposta corretta. L’elemento al quale è necessario prestare attenzione è il tempo di risposta del bambino. Spesso la risposta è corretta ma viene data in modo non automatico, cioè in un tempo eccessivamente lungo. Altri elementi che si possono riscontrare nei profili di discalculia investono le abilità necessarie per eseguire operazioni scritte (routine procedurali: elaborazione delle informazioni aritmetiche, incolonnamento, riporto, ecc.), per svolgere calcoli a mente (strategie di calcolo: la strategie di calcolo consiste nel non dover contare) e le operazioni di transcodifica numerica, come scrivere sotto dettatura i numeri (secondo le regole sintattiche del numero, vale a dire secondo il corretto utilizzo del valore posizionale delle cifre che lo costituiscono) o leggerli.

Le difficoltà con la matematica, pur essendo un fenomeno molto comune, non devono essere confuse ed equiparate al disturbo specifico per l’apprendimento. Aumentano in modo esponenziale nel passaggio da un ordine di scuola ad un altro e i docenti nel loro lavoro faticano a far fronte alle diversificate problematiche che incontrano, anche perché i libri di testo normalmente utilizzati sono “nozionistici” e non tengono in adeguato conto degli aspetti psicologici direttamente implicati nell’apprendimento.

Le componenti cognitive implicate nella risoluzione di un problema aritmetico (comprensione, rappresentazione, categorizzazione, pianificazione, svolgimento) sono state accuratamente indagate, permettendo di giungere ad alcune certezze condivise a livello internazionale. Sono stati enucleati i processi cognitivi implicati nei compiti matematici mostrando il ruolo cruciale svolto dalla memoria di lavoro, deputata al mantenimento e processamento delle informazioni. Oltre a questi processi cognitivi la ricerca ha messo in luce l’importanza delle abilità sovraordinate di tipo metacognitivo, che rappresentano una variabile critica per uno sviluppo delle abilità e competenze di base.

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